Lego ergo sum

Qualche tempo fa scrivevo su gabrieleametrano.com.

Se, al contrario di me, siete capaci di resistere alla tentazione di un bel titolo accattivante e articolato, cercherò di darvi qualche altro buon motivo per leggere L’inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee Bender.

Quello che Rose Eldstein scopre il giorno del suo nono compleanno è che può esistere un modo insolito per conoscere l’animo delle persone, che passa attraverso il sapore del cibo che hanno preparato. Le basta assaggiare una fetta di torta al limone per leggervi dentro l’infelicità della madre bellissima e incostante, appena un boccone per distinguere chiaramente la rabbia dei biscotti del fornaio, o il grido implorante di un sandwich al prosciutto e formaggio che ha bisogno di essere amato. E non sembra esserci nessuno disposto a capire quale tormento sia per la piccola Rose dover convivere ogni giorno con un dono così ingombrante; nessuno capace di cogliere la sua richiesta di aiuto quando vorrebbe strapparsi dalla faccia quella bocca rivelatrice e maleducata. Nessuno tranne George – l’amico cervellone di suo fratello Joseph –, e il distributore automatico a scuola, che diverrà un rifugio dove trovare conforto dentro la pallida inconsistenza delle merendine preconfezionate.

Crescendo, Rose dovrà assistere, suo malgrado, alla recita quotidiana di una famiglia felice solo in apparenza, ingurgitandone i sentimenti più autentici dentro i pranzi e le cene a casa. Dovrà riuscire a perdonare la disattenzione della madre, a entrare nei silenzi misteriosi di Joseph, a scalfire l’impenetrabile e meticolosa routine dietro cui suo padre ha trovato rifugio. Dovrà ascoltare senza essere ascoltata, diventare grande, imparare ad amare, e riuscire a custodire i segreti e i prodigi che le si riveleranno di fronte agli occhi. Fino a scoprire un modo per fare del proprio dono un talento unico, che le permetterà di trovare la sua strada.

E non c’è da temere per il contenuto calorico di queste 332 pagine, perché di certo non vi faranno ingrassare. Ciò che resta – e che Aimee Bender ha saputo raccontare – è una storia che ci insegna quanto possa essere difficile accettare la sfida di essere speciali.

Aimée Bender, L’inconfondibile tristezza della torta di limone,
Minimum fax, Roma 2011

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