Ritratto di donna che legge

Abolito il passato (e la memoria) è impossibile inventarsi un futuro.

Grazia Cherchi, Scompartimento per lettori e taciturni (minimum fax, 2017)C’è sempre qualcosa di emozionante nel ripercorrere la storia di chi ha dedicato la propria esistenza ai libri degli altri. E nonostante il rischio che nell’incanto della scrittura la verità sia offuscata dalla patina del mito, è bello credere che il mondo editoriale che rivive tra pagine come quelle di Scompartimento per lettori e taciturni sia esistito davvero, quasi inevitabile il rimpianto di non averlo abitato.

«Perché a nessuna società ferroviaria è mai venuto in mente di istituire scompartimenti per taciturni o per lettori?»: da queste parole di Peter Noll care a Grazia Cerchi è tratto il titolo della raccolta dei suoi scritti, tornata in libreria per minimum fax a vent’anni dall’edizione Feltrinelli curata da Roberto Rossi – ormai introvabile, tranne che per qualche copia logora tra gli scaffali dell’usato.

Consulente editoriale, editor, scrittrice, giornalista: Grazia Cherchi è stata tutto questo, ma prima ancora è stata una squisita lettrice, animata dalla vocazione di infondere negli altri la sua stessa passione per la letteratura. Un mestiere vissuto come «un vizio punito» del quale era disposta a riconoscere «oltre a una certa propensione al masochismo, anche il carico di una notevole responsabilità morale». Le sue rubriche hanno animato le pagine culturali delle principali testate italiane e nel 1962 ha fondato – insieme a Piergiorgio Bellocchio, cui si è unito qualche anno più tardi anche Goffredo Fofi – la rivista Quaderni Piacentini, un felice esperimento di critica letteraria durato fino al 1984.

Omen nomen, la qualità di Grazia Cherchi emerge dal suo finissimo esercizio della parola che non teme di diventare pungente per offrire «un servizio al lettore, fornendogli i motivi per andare a leggere il libro o per evitare di farlo». Trama, citazioni e un giudizio chiaro e netto: questi gli elementi essenziali per una recensione onesta, condotta sempre in difesa della bellezza e «dalla parte degli assenti», opponendo contro-classifiche di libri belli ma sconosciuti alle ultime trovate commerciali.

Goffredo Fofi, Grazia Cherchi e Piergiorgio Bellocchio, Milano 1988 (Fonte: www.vincenzocottinelli.it)
Goffredo Fofi, Grazia Cherchi e Piergiorgio Bellocchio, Milano 1988 (Fonte: www.vincenzocottinelli.it)

Accanto ai giudizi di lettura, queste pagine sono animate da scene di vita vera: seguiamo Grazia in treno, mentre riesce a distrarre una ragazza dal suo walkman e a farla immergere nella lettura di Stevenson; o per strada, quando regala due libri che aveva preso per un amico a una sconosciuta signora anziana che le ha offerto ospitalità sotto il suo ombrello perché le ha confidato che «i libri mi piacciono tanto, ma costano troppo, così continuo a leggere quelli che ho in casa».

Ci si appassiona ai dialoghi con i colleghi recensori e ai ritratti memorabili di personalità illustri del mondo delle lettere, il più commovente dei quali è forse quello dedicato a Elsa Morante:

«Le persone con cui colloquiava erano pochissime, e nessuno – ribadiva – le voleva bene. Alle mie proteste rispondeva implacabile: “Non occupo il primo posto nella vita di nessuno”.
Ma di nuovo nell’autunno scorso bastava poco – il passaggio casuale di un gatto, il rito dell’accensione della sigaretta, l’arrivo di una rivista desiderata, il dono di un vasetto di miele che le piaceva particolarmente – per far riaffiorare quella misteriosa e fulgida allegria, e far sgorgare il suo irresistibile umorismo cui lei per prima si abbandonava dispiegando quella voce così ricca di tonalità accese, una delle più belle che abbia mai sentito. Gli occhi splendevano e divampava tutta la sua maliziosa, zingaresca civetteria.»

Cercare di dare un’idea dei titoli più interessanti che saltano fuori da questa raccolta fa venire il capogiro, perché è tanta la bellezza ancora da recuperare.

Se è vero che molto si può conoscere di una persona attraverso le tracce lasciate dentro i libri che ha letto, il ritratto di Grazia Cherchi che emerge dalle pagine di Scompartimento per lettori e taciturni vibra di un’energia contagiosa e conferma una volta di più che è l’umiltà la virtù per la quale valga la pena di essere ricordati.

Grazia Cherchi, Milano 1993 (Fonte: www.vincenzocottinelli.it)
Grazia Cherchi, Milano 1993 (Fonte: www.vincenzocottinelli.it)

Leggendo questo libro, mi è venuta la curiosità di conoscere:

Elias Canetti, L’altro processo;
Fëdor Dostoevskij, La mite;
Ingeborg Bachmann, Tre sentieri per il lago;
Saul Bellow, Quello col piede in bocca;
Irmgard Keun, Dopo mezzanotte;
Pier Paolo Pasolini, Descrizioni di descrizioni;
Christopher Isherwood, Ottobre;
Aleksandr S. Puškin, Viaggio d’inverno;
Christa Wolf, Guasto;
Vita Sackville-West, Ogni passione spenta;
Thomas Bernhard, Il respiro;
Roland Barthes, Incidenti;
Henry James, Nella gabbia;
Roberto Arlt, Il giocattolo rabbioso;
Federico De Roberto, La paura;
Willa Cather, La morte viene per l’arcivescovo;
Silvio D’Arzo, Casa d’altri;
Max Beerbohm, Storie fantastiche per uomini stanchi;
Barbara Pym, Donne eccellenti;
Siegfried Kracauer, Georg;
Jurij Kazakov, Autunno nei boschi di querce;
Stig Dagerman, Il viaggiatore;
Lodovico Terzi, L’imperatore timido;
Giovanni Giudici, La vita in versi;
Luigi Malerba, La scoperta dell’alfabeto;
Romano Bilenchi, Il gelo;
Elio Vittorini, I risvolti dei Gettoni;
Giampaolo Dossena, Storia confidenziale della letteratura italiana.

Annunci

Lego ergo sum

Qualche tempo fa scrivevo su gabrieleametrano.com.

Se, al contrario di me, siete capaci di resistere alla tentazione di un bel titolo accattivante e articolato, cercherò di darvi qualche altro buon motivo per leggere L’inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee Bender.

Quello che Rose Eldstein scopre il giorno del suo nono compleanno è che può esistere un modo insolito per conoscere l’animo delle persone, che passa attraverso il sapore del cibo che hanno preparato. Le basta assaggiare una fetta di torta al limone per leggervi dentro l’infelicità della madre bellissima e incostante, appena un boccone per distinguere chiaramente la rabbia dei biscotti del fornaio, o il grido implorante di un sandwich al prosciutto e formaggio che ha bisogno di essere amato. E non sembra esserci nessuno disposto a capire quale tormento sia per la piccola Rose dover convivere ogni giorno con un dono così ingombrante; nessuno capace di cogliere la sua richiesta di aiuto quando vorrebbe strapparsi dalla faccia quella bocca rivelatrice e maleducata. Nessuno tranne George – l’amico cervellone di suo fratello Joseph –, e il distributore automatico a scuola, che diverrà un rifugio dove trovare conforto dentro la pallida inconsistenza delle merendine preconfezionate.

Continua a leggere “Lego ergo sum”