L’estate di Arturo

Quando dico che arrivo sempre in ritardo sulle cose, non esagero. Ma è il mio modo per non rovinarmi la sorpresa, se decido di concedermi un libro che tutti conoscono così bene da averlo dimenticato.

È un agosto strano e scorre con il respiro interrotto, questo del mio approdo su L’isola di Arturo, in lista da così tante estati eppure mi sono decisa a leggerlo solo ora che ho azzardato una vacanza senza pagine di carta e con un’intera biblioteca digitale in valigia – di questo piccolo esperimento si è accorto addirittura Il Fatto Quotidiano.

#librispaiati

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Che fatica, crescere!

Irmgard Keun, Una bambina da non frequentare (L’orma editore)

Quando viene dato alle stampe il suo terzo romanzo, Irmgard Keun ha trentun anni e ha già conosciuto il successo e il declino sotto il regime nazista. È il 1936 e l’autrice è esiliata in Olanda, ma con questa storia torna indietro al 1918, nella sua Colonia devastata dalla guerra.

Con Una bambina da non frequentare (2018) – tradotto per la prima volta in italiano da Eleonora Tomassini ed Eusebio Trabucchi – L’orma editore prosegue il suo eccellente percorso di riscoperta di una delle autrici più originali del Novecento tedesco. E la piccola peste protagonista di questa storia ha molto in comune con le sorelle maggiori Gilgi, una di noi e Doris, la ragazza misto seta. Come loro, ha uno spirito indipendente e fiero che si nutre di sogni e di speranze di felicità: «Di libri ne ho letti abbastanza e sono andata anche a teatro e lo so: l’amore vuol dire tenere qualcuno stretto tra le proprie braccia».

«Devo imparare a prendere la vita sul serio. Ma com’è che si fa?». Diventare grandi è una faccenda complicata, lo sai bene se hai dieci anni e ti sembra di non capirci niente a sentire gli adulti che ti stanno col fiato sul collo. Sempre a dirti che cosa non puoi fare, ma è difficile imparare a cavarsela in mezzo al groviglio delle loro regole insensate.

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Con la Pelledoca

Nella diretta dei #librispaiati del 6 novembre 2018 – dedicata all’annuncio della mia nuova avventura con Pelledoca editore – ho parlato di un sacco di libri:

Ritratti di donne, Pietro Citati (Rizzoli, 1992)
Il signor Norris se ne va, Christopher Isherwood (Adelphi, 2016)
Una morte dolcissima, Simone de Beauvoir (Einaudi, 1966)
Una donna e altri animali, Brunella Gasperini (Rizzoli, 1978)
L’estate dei bisbigli, Brunella Gasperini (Rizzoli, 1956)
Ombre cinesi. Scrittori al girarrosto, Paolo Monelli (Mondadori, 1965)
Testimonianze degli autori. Cento anni Laterza 1885-1985 (Laterza, 1985)

I topi. Un racconto di Dino Buzzati, illustrato da Lorenzo Conti (Pelledoca editore, 2017)
Non chiudere gli occhi, Francesco Formaggi (Pelledoca editore, 2017)
#Nellarete, Georgia Manzi (Pelledoca editore, 2017)
La giovane scrittrice, la star e l’assassino, Caroline Solé (Pelledoca editore, 2018)
La leggenda di Berenson, Alessandro Zannoni (Pelledoca editore, 2018)
La Macchina Tigre, Laura Pariani e Nicola Fantini (Pelledoca editore, 2018)
Jackpot, Stephan Knösel (Pelledoca editore, 2017)
Piccola mappa delle paure, Andrea Valente con illustrazioni di Sonia Zucchini (Pelledoca editore, 2017)
Blu. Un’altra storia di Barbablù, Beatrice Masini con illustrazioni di Virginia Mori (Pelledoca editore, 2017)
I misteri del Circo Trepidini, Chiara Lorenzoni con illustrazioni di Laura Re (Pelledoca editore, 2018)
Waldo Basilius, Tiziano Fratus con illustrazioni di Emanuele Giacopetti (Pelledoca editore, 2018)
Complici del vento, Otto Gabos (Pelledoca editore, 2018)
Ghost stories, M. R. James con illustrazioni di Fouad Mezher, Alisdair Wood, George Kambadais, Abigail Larson e Al Davison (Pelledoca editore, 2018)

Un caffè con lo scrittore

John Freeman, Come leggere uno scrittore (Codice Edizioni)Inizio a farci caso da qualche tempo, che una dedica che mi colpisce è l’indizio di una lettura in grado di lasciare il segno. «Questo libro è per mio padre, che faceva le domande difficili»: così si apre Come leggere uno scrittore di John Freeman (Codice Edizioni, 2017) e già le prime pagine confermano il mio sospetto.

Non credo di dovermi dilungare su chi sia John Freeman – che fino al 2013 ha diretto l’edizione americana di “Granta”, scrive per la “New York Times Book Review” e cura la rivista “Freeman’s”. Il testo che preludia le sue interviste raccolte in questo volume, si apre con una confessione, con il racconto di un’ossessione di lettura che lo ha portato a incontrare la sua vocazione a scrivere: «Avevo inghiottito Updike tutto intero, e ne avevo sputato le ossa».

Ripercorrendo i suoi inizi nel campo della scrittura, Freeman mette in guardia dal rischio che si corre «quando un lettore si rivolge a uno scrittore, o a un suo libro, per ottenere le soluzioni ai propri problemi»: di violare gli spazi di entrambi, di «incatenare troppo la vita di un autore alle sue opere, o di intestardirsi nella convinzione che un romanzo possa sostituire il nostro essere destinati a commettere errori e a pagarne le conseguenze».

Come leggere uno scrittore è un atlante di incontri letterari, una collezione di brevi incursioni nelle vite di scrittori americani contemporanei: David Foster Wallace, Siri Hustvedt e Paul Auster, Kazuo Ishiguro, Oliver Sacks, Philip Roth, Dave Eggers, Joyce Carol Oates, Don DeLillo, Norman Mailer, Margaret Atwood, Geoff Dyer, per citare solo alcuni dei più interessanti e a me noti. Ciascuna biografia è corredata da un ritratto di W.H. Chong.

Come leggere uno scrittore è una lettura che si presta agli spizzichi e ai bocconi, ma che si finisce per divorare tutta intera per il continuo senso di non averne abbastanza che si ha alla fine di ogni intervista. Continua a leggere

La solitudine è un posto molto speciale

Chi vive in una grande città conosce sicuramente quella sensazione di essere solo al mondo, anche in mezzo a milioni di persone, e avrà sperimentato almeno un tentativo di scalfire il proprio guscio di ghiaccio, accorgendosi di non esistere per chi è intorno. Chi sperimenta la quotidianità della metropoli sa bene cosa significhi sentirsi asfissiato e allo stesso tempo circondato dal vuoto; è abituato a fare i conti con il desiderio di sparire, di diventare invisibile, l’attimo dopo aver ceduto all’istinto di mettersi in mostra.

«Solitari, questo libro è per voi»: Città sola di Olivia Laing (il Saggiatore, 2018) si rivolge a chiunque abbia mai ingaggiato una lotta contro il mostro policefalo della solitudine, cercando un appiglio – o un rifugio, magari una risposta – nel linguaggio dell’arte. Lo fa a partire dalla città di New York e da un momento buio nell’esistenza dell’autrice, tracciando una «mappa della solitudine» che intesse le vite di artisti del Novecento «particolarmente sensibili nei confronti delle barriere tra le persone, della sensazione di essere isolati nella folla».

Tra le pagine di questo libro ho cercato di decifrare le risposte laconiche di Edward Hopper e di leggere negli spazi lievemente distorti dei suoi dipinti «un simulacro della paranoica architettura della solitudine, che intrappola ed espone allo stesso tempo».

Edward Hopper, Night Windows (1928)

Edward Hopper, Night Windows (1928)

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