Messico e sigarette

ombradellombraL’ombra dell’ombra, Paco Ignacio Taibo II (la Nuova Frontiera)

Un pacco di Pall Mall, un paio di occhiali da vista, una cedrata e un libro, L’ombra dell’ombra, l’ultimo edito la Nuova Frontiera (che lo ha recuperato dopo quasi trent’anni dalla prima pubblicazione italiana Interno Giallo): con questo equipaggiamento essenziale Paco Ignacio Taibo II si è presentato all’incontro di un paio di giorni fa a cui ho avuto la fortuna di partecipare insieme a Laura, Roberta, Barbara e Simona.

Prima di iniziare a parlare, Paco si accende una sigaretta e va avanti così, una boccata dopo l’altra, a raccontarci il suo Messico, quella terra lontanissima e polverosa che lo ha adottato all’età di sedici anni. Seduta accanto a lui c’è Paloma, sua moglie. Si percepisce subito che si appartengono da sempre, e dopo qualche chiacchiera scopriamo che stanno insieme da quarantasei anni. Paloma ha uno sguardo dolcissimo, lo ascolta insieme a noi e sorride, annuisce, ogni tanto suggerisce qualche aneddoto divertente sulla loro vita di tutti i giorni. Come quando lui la sveglia nel cuore della notte per dirle: «Sono uno stronzo, ho fallito», ma poi ci ripensa e la sveglia di nuovo, dopo mezzora, dicendo: «Sono un genio!».

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Leggiamo insieme

Fioriscono le storie, sbocciano i libri e le pagine svolazzano nella prima brezza che sa di estate. Il cassetto dei calzini spaiati si agghinda a festa per partecipare al Maggio dei Libri, la campagna nazionale nata nel 2011 con l’obiettivo di promuovere il valore sociale della lettura per la crescita personale, culturale e civile.

Nell’edizione di quest’anno si parlerà di legalità, di paesaggio, di anniversari di scrittori e scrittrici illustri. E una ricorrenza in particolare è legata alla storia di come sia sbocciato il mio amore per i libri: centocinquant’anni fa nasceva Luigi Pirandello, un autore a cui devo molto di ciò che sono. Tra le sue pagine ho incontrato per la prima volta tutto quello che avrei cercato – non ho mai smesso – dentro i libri che ho amato, e nella sua voce ho iniziato a cogliere gli echi lontani di una terra che mi è particolarmente cara e della città in cui avrei poi scelto di vivere.

Ricordo ancora il momento in cui ho scoperto quei Sei personaggi che uscivano dalle pagine per comparire di fronte all’autore e rivendicare il proprio posto nel mondo. Mi sembrava – è ancora così – che il gioco della letteratura fosse un miracolo, come se scrivere significasse avere il potere di dare la vita e di compiere magie.

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Saltando nelle pozzanghere

Mi sono innamorata della parola Hoppípolla che era il 2005, quando i Sigur Rós cantavano l’euforia innocente di saltare dentro una pozzanghera e inzupparsi senza indossare gli stivali di gomma. Risolto il problema lessicale con dodici anni di anticipo, perciò, sapevo cosa fare quando quella parolina magica è tornata a farmi visita con le sembianze di una scatola delle meraviglie.

Ma andiamo con ordine.

Hoppípolla

Da qualche tempo esiste un progetto che promette – e ci riesce – di elargire curiosità e ispirazione facendo conoscere cose belle e non è necessario masticare l’islandese per capire di che si tratta: Hoppípolla è “cultura indipendente per corrispondenza”, ossia una sorpresa da regalare (o regalarsi) una volta al mese per scoprire realtà creative (anche minuscole, ed è lì che si trovano le idee migliori) del panorama editoriale, grafico, artigianale, musicale e chi-più-ne-ha-più-ne-metta italiano.

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L’una e l’altra

«L’arte non fa succedere niente in un modo che fa sembrare che sia successo qualcosa.»

Ci ho messo un po’ – e sette mesi dall’uscita dell’edizione italiana SUR, dopo la prima pubblicazione in lingua originale nel 2014, sono un bel po’ di tempo – per decidermi a leggere L’una e l’altra di Ali Smith.

Ali Smith, L’una e l’altra (How to be both)

Avevo la sensazione che sarebbe stata una lettura importante, lo avvertivo nelle parole estasiate di chi lo ha letto prima di me. Eppure la possibilità di una delusione ha continuato a frenarmi, complice il timore di non riuscire a prevedere la mia esperienza di lettura: la particolarità più evidente – ma non è l’unica – di L’una e l’altra è che le due storie che compongono il romanzo sono disposte in maniera alternata fra due diverse tirature, per cui a libro chiuso non è dato sapere se si leggerà prima la storia contemporanea della sedicenne inglese George, a pochi mesi dalla morte di sua madre, oppure quella di un(’)artista della Ferrara di metà Quattrocento.

Poi un giorno, senza un motivo preciso, ho agito d’impulso e ne ho ordinata una copia su internet, lasciando che fosse il caso a darmi una mano. Quello che è successo dopo qualche riga è stato un innamoramento immediato, totale, inevitabile. E ho capito presto che, da qualunque parte avessi iniziato, sarei stata catturata con la stessa intensità dentro un gioco letterario raffinatissimo che si sviluppa come un disegno su più livelli, con un sotto e un sopra che si richiamano di continuo, come una superficie a specchio in cui è possibile cogliere contemporaneamente due facce della stessa immagine riflessa.

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La vita stretta tra le mani

Irmgard Keun, Gilgi, una di noi (L’orma editore, 2017)Colonia, 1931. Mentre la Repubblica di Weimar ha i giorni contati, Gilgi – al secolo Gisela – ha ventun anni e un’intera vita davanti. «La tiene stretta nelle mani, Gilgi, la sua piccola vita», o almeno così si ripete in maniera ossessiva, nelle sue giornate che scorrono tra il lavoro di dattilografa a cui si dedica con zelo, le amicizie e le ore di ritiro nella sua mansarda, dove legge, traduce e progetta il suo avvenire.

Nella sua vita non c’è spazio per sogni astratti, ma un irrinunciabile ottimismo la porta a non stare mai ferma. Gilgi incarna quello che negli anni Trenta è l’ideale della Neue Frau, la donna che rifiuta la morale dominante ed è pronta a difendere con ostinazione la sua indipendenza. L’idea del fallimento atterrisce Gilgi e al tempo stesso la fa entrare in empatia con i fallimenti degli altri. E come un ordigno meticolosamente congegnato, la sua vita minaccia di esplodere da un momento all’altro.

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