A spizzichi e bocconi

Piatto su tovaglia

Guardare mia madre al lavoro dietro ai fornelli è come assistere a un miracolo domestico fatto di farina e sale. Nel percorso dalle sue mani al fiato caldo del forno, il cibo smette di essere cosa da mangiare e prende vita in un atto d’amore lievitato. La trovo in cucina a riempire tutte le ore libere della giornata, tanto che a volte mi sembra di scambiarla per un’ossessione. Ma poi mi siedo a tavola e ho la certezza che per lei non possa esistere modo migliore di ricordarti che ti ama, se non facendolo passare attraverso il palato.

Capire perché ho sempre preferito le sue merende a quelle del supermercato non è difficile, se almeno una volta le hai assaggiate. E non c’è modo di raccontare efficacemente la doratura delle croste, quel modo soffice di respirare che hanno i suoi impasti, e la cremosità dei ripieni non anestetizzati da additivi e conservanti. Ti basterà abbandonare gli incisivi in un morso, perché sia immediatamente chiaro di cosa sto parlando.

A tavola mi accorgo che è Pasqua quando le sorprese sanno, ancor più che di cacao e nocciole, di purissimo affetto incondizionato. E ciò che rende inconfondibile il sapore della cucina di mamma è che quel sovraccarico di amore, invece che restarti sullo stomaco, ti si ferma tra cuore e gola per diventare il severo metro di confronto per qualunque altro sapore che ti capiterà di assaggiare. Mi ritrovo a cercarlo nelle cucine dei ristoranti, a pranzo dagli amici, nelle frittate squisite del mio fidanzato; ad annusarlo nell’odore di domenica dietro le porte dei vicini di casa, a pretenderlo severamente dai piatti che io stessa mi diverto a preparare. Ma ogni tentativo è inutile, mi sembra sempre di non riuscire a ritrovarlo lontano dallo stesso piatto di ceramica che continuo a rigare da quando ho imparato a reggere il cucchiaio in mano. Non esiste sapore commestibile, partendo dal dolce e passando per l’amaro e l’acre, fino ad arrivare al salato, che mia madre non sappia rendere unico, in quella combinazione perfetta e inconfondibile, persino nelle rare occasioni in cui le viene fuori qualcosa di bruciacchiato.

Se le chiedi una ricetta, sarà svelta a trascriverti su un foglio a quadretti l’intero procedimento, senza tralasciare alcun dettaglio perché non ha segreti. Ma dovrai arrenderti al fatto che anche al tuo tentativo migliore mancherà quel pizzico in più che solo il sapore della mamma riesce ad avere. Se un trucco c’è, sta nel suo modo tutto speciale di lasciare un segno in quello che prepara. E perché le sue ricette possano riuscirti come a lei, dovrai imparare a metterti da parte, a cederti un granello per volta, a spogliarti e trasfondere il tuo respiro nel piatto e nella bocca di chiunque ti vorrà mangiare. Dovrai accettare con umiltà di essere preso a morsi, di diventare briciole e saliva, essere aggredito dai succhi gastrici e dissolverti in nulla attraverso le stazioni più travagliate e imbarazzanti del processo di digestione. Se non sarai disposto a tutto questo, preparati ad accontentarti di una pallida imitazione di ciò che hai avuto la fortuna di assaggiare.

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