San Valentino nei carteggi letterari del Novecento

Se a San Valentino ci fosse ancora qualcuno disposto ad affidare a carta e inchiostro un messaggio d’amore, troverebbe di che nutrire la propria ispirazione nelle effusioni affettuose e le passioni tormentate che attraversano i carteggi della letteratura.

A rovistare nei cassetti della corrispondenza d’autore, si può scoprire come l’arte di scrivere lettere – e di attenderle, tra congetture e sospiri – diventi tanto più dolce quando è intonata con gli accenti della poesia.

Ed è proprio dalla penna dei poeti che sono fiorite le pagine più intense, per quell’alchimia che fonde l’ordinarietà del quotidiano con l’espressione lirica, tra le rapide e i tornanti dei legami d’amore.

Ingeborg Bachmann e Paul Celan

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Leonardo Sciascia, cento anni sotto il segno dei libri

L’anno che è appena iniziato merita che lo si celebri per ricorrenze felici, come quella di oggi: il centenario della nascita di Leonardo Sciascia. L’8 gennaio 1921, veniva al mondo in un angolo di Sicilia di saline e zolfare, dove gli sarebbe potuto toccare un avvenire da sarto – seguendo le orme di uno zio – se la sorte non avesse avuto in serbo per lui altre trame.

Leonardo Sciascia e la sua Lettera 22

«Autore: Leonardo Sciascia», scriveva sulla copertina di uno dei suoi primi quaderni di scuola, presagendo un destino luminoso tra i libri. Amava la scrittura, a partire dal piacere fisico per gli strumenti dello scrivere – i quaderni, le matite, le penne, l’inchiostro: «Curiosamente, dell’inchiostro ricordo anche il sapore. Forse qualche volta l’ho bevuto». Ma l’incontro decisivo con la letteratura avviene per il tramite del cinema: dodicenne, scopre Luigi Pirandello con Marcel L’Herbier, nella versione cinematografica muta di Il fu Mattia Pascal.

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