Dino Buzzati cinquant’anni dopo, riaprire lo scrigno fantastico

Un ricordo di Dino Buzzati. Fare le capriole con la mente è un esercizio che richiede agilità e sprezzo del pericolo, tanto più difficile quanto essenziale per sopravvivere in tempi inquieti. Di come le parole possano rischiarare giorni bui è un esempio l’opera di Dino Buzzati, che viene alla luce negli anni più oscuri della storia del Novecento.

Sin dall’esordio, nel 1933 con Barnabo delle montagne, la sua è una scrittura che intreccia realtà e stravaganza, logica e assurdo, con un linguaggio limpido e semplice, capace di far vedere l’invisibile e di far credere nell’incredibile. Riscoprire la sua opera, oggi, vuol dire trovare conferma all’idea che non esiste realtà più vera dell’immaginazione.

Dino Buzzati

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Trent’anni dopo Natalia Ginzburg

Natalia Ginzburg, trent’anni dopo la sua morte. Quelli che ami non muoiono mai: lo sapeva bene Natalia Ginzburg, che con le ombre di chi le è stato caro ha trascorso gran parte della sua storia. Una storia iniziata sotto il segno della letteratura, fin dal nome che le è toccato in sorte, in omaggio alla protagonista di Guerra e pace.

Nata nel 1916, in terra siciliana per pura coincidenza, i suoi primi ricordi iniziano solo a Torino, nella casa di via Pastrengo resa celebre dal suo Lessico famigliare. Ed è nell’austerità piemontese che prende forma il suo temperamento, che inizia quella convivenza con i fantasmi che ne farà scrittrice della memoria: «Qui a casa nostra, nella nostra città, nella città dove abbiamo trascorso la giovinezza, ci rimangono ormai poche cose viventi, e siamo accolti da una folla di memorie e di ombre».

Natalia Ginzburg
Natalia Ginzburg

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Donne di libri: l’altra metà dell’editoria

8 marzo, Festa della donna. Finché ci sarà bisogno di una ricorrenza da celebrare per restituire dignità e spazio all’altra metà della specie umana, l’8 marzo potrà essere l’occasione per un esercizio di memoria, un invito a prestare ascolto alle voci di donne – anche di un passato non troppo lontano – che sono rimaste in sordina o inascoltate.

Voci dei libri, voci dentro ai libri, voci intorno ai libri: sono molte, spesso quasi sconosciute, le donne che hanno investito il loro talento nelle professioni editoriali e che hanno impresso, con le loro idee e il loro impegno, una traccia nella storia culturale. Seguendo questa traccia si può tentare di rileggere – e riscrivere – da una più ampia prospettiva la storia, non solo della letteratura.

Lalla Romano

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San Valentino nei carteggi letterari del Novecento

Se a San Valentino ci fosse ancora qualcuno disposto ad affidare a carta e inchiostro un messaggio d’amore, troverebbe di che nutrire la propria ispirazione nelle effusioni affettuose e le passioni tormentate che attraversano i carteggi della letteratura.

A rovistare nei cassetti della corrispondenza d’autore, si può scoprire come l’arte di scrivere lettere – e di attenderle, tra congetture e sospiri – diventi tanto più dolce quando è intonata con gli accenti della poesia.

Ed è proprio dalla penna dei poeti che sono fiorite le pagine più intense, per quell’alchimia che fonde l’ordinarietà del quotidiano con l’espressione lirica, tra le rapide e i tornanti dei legami d’amore.

Ingeborg Bachmann e Paul Celan

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Leonardo Sciascia, cento anni sotto il segno dei libri

L’anno che è appena iniziato merita che lo si celebri per ricorrenze felici, come quella di oggi: il centenario della nascita di Leonardo Sciascia. L’8 gennaio 1921, veniva al mondo in un angolo di Sicilia di saline e zolfare, dove gli sarebbe potuto toccare un avvenire da sarto – seguendo le orme di uno zio – se la sorte non avesse avuto in serbo per lui altre trame.

Leonardo Sciascia e la sua Lettera 22

«Autore: Leonardo Sciascia», scriveva sulla copertina di uno dei suoi primi quaderni di scuola, presagendo un destino luminoso tra i libri. Amava la scrittura, a partire dal piacere fisico per gli strumenti dello scrivere – i quaderni, le matite, le penne, l’inchiostro: «Curiosamente, dell’inchiostro ricordo anche il sapore. Forse qualche volta l’ho bevuto». Ma l’incontro decisivo con la letteratura avviene per il tramite del cinema: dodicenne, scopre Luigi Pirandello con Marcel L’Herbier, nella versione cinematografica muta di Il fu Mattia Pascal.

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