Quattro

Vintage radio

Quattro vecchi amici intorno a un tavolo. La solita coppia: lui, eccentrico e padrone dell’attenzione, guai a cercare di soffiargli il centro della scena; lei pende dalle sue labbra, qualunque cosa dica, faccia o stia per pensare. Un bicchiere alcolico frizzante con ghiaccio, e una bevanda senza zucchero con la cannuccia mangiucchiata. Una vita trascorsa tra battibecchi in sincronia irritante, e scambiarsi l’un l’altra scaramucce in contrappunto, con quella che il tempo insieme ha reso una voce sola.

A mitigare il cinguettio appena isterico degli amanti è l’anziano del gruppo, voce grossa e ventre rotondo. Ha una folta barba che inizia a diventare bianca, e tra i baffi qualche briciola di nocciolina tostata. Ha visto quei due diventare grandi e continuare a rincorrersi, in un’altalena di stati d’animo insopportabile, se solo non ci fosse così tanto affezionato. Sarà per quegli occhi lucidi e più blu del mare, perché il destino lo ha derubato dell’altra metà della propria anima: è pura malinconia personificata.

Ma se non fosse per lei, i tre sarebbero ombre disperse in balìa dei propri sentimenti. C’è chi dice sia una zitella puntigliosa, e si infastidisce per quella pelle levigata, per cui riuscire ad azzardare un’età è scommessa persa a priori. Forse è vero che ha un cuore appena inaridito, ma basta un boccone delle sue crostate per capire che conserva ancora un po’ di capacità di amare. Il suo compito è puntare la sveglia al mattino perché abbia inizio una nuova giornata, e ogni tanto fare la voce grossa per riportare tutti coi piedi per terra.

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L’odore dell’acqua

Un paio di primavere fa scrivevo su la tua fottuta musica alternativa.

Dev’esserci una ragione precisa se amiamo le giornate di pioggia interminabile, quando il cielo si scolorisce di grigio e il tempo scivola a rallentatore dentro lo scroscio delle ruote sull’asfalto bagnato. Che ci si trovi per strada al riparo sotto un ombrello colorato, o dietro il vetro della finestra ad ascoltare il ritmo delle gocce ostinate, il bello di gustarsi la magia dell’acqua che cade è quel senso di empatia con l’umore del cielo, che ci fa sorridere anche con i calzini inzuppati.

I pomeriggi capricciosi di questa strana primavera fanno bene allo spirito e al cuore, perché ci concedono di crogiolarci dentro un po’ di sana nostalgia, non importa se per qualcosa che è accaduto o che deve ancora arrivare. E per non correre il rischio di lasciare spazio a un pensiero triste, l’antidoto migliore è sempre un buon libro, un disco ripescato tra ricordi lontani, una tazza di tè caldo profumato e un quadretto di cioccolato da sporcarsi le labbra. Poi, quando il temporale è passato, arriva il momento di sciogliere i capelli e i pensieri e andare ad annusare l’odore di pioggia lungo le strade. Cercando di non perdere la pazienza se al ritorno, dopo aver saltellato con le galosce tra le pozzanghere infangate, ci accorgiamo di non avere più lo zerbino di fronte alla porta di casa.