Libri sull’editoria: una lista collaborativa

Libri che parlano di libri e altre amenità editoriali

Vecchi caratteri tipografici

Non ci stanchiamo mai di parlare di libri, né di continuare a leggere (e accumulare) libri che parlano di libri e di editoria. E con l’intento di aggiungere qualche tessera all’inventario dei desideri che ci fanno vivere meglio, ho cercato di riunire i pezzi più importanti della mia collezione libresca.

Come tutte le selezioni, non ha la pretesa di essere esaustiva né di porsi come una guida, ma è semplicemente un modo per mettere nero su bianco quanto sono fiera delle (poche) cose che so e che possiedo. Noterete che – dove il libro non sia fuori catalogo – ho inserito un link di affiliazione: se ci passate per acquistare (anche qualsiasi altra cosa), a me arrivano degli spiccioli, con i quali mi procurerò ancora un libro per accrescere la lista.

Fatte queste premesse, vi do il benvenuto tra gli scaffali della libreria che mi sono più cari. Si accettano volentieri consigli, perché il bello è proprio che non si finisce mai.

Storia dell’editoria

Monografie

Einaudi

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Alla mensa del Führer

«Che vuoi fare da grande? L’assaggiatrice di Hitler»

Le assaggiatrici di Rosella Postorino (Feltrinelli)Autunno del 1943. A Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Wolfsschanze – la Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta – dieci donne siedono a tavola in attesa di ricevere il pranzo. Mangiano tutti i giorni per tre volte al giorno, il che è un privilegio per quegli anni in Germania, in cui si muore di fame a causa della guerra. Un privilegio che tiene in vita, ma al tempo stesso la mette a rischio un boccone dopo l’altro, perché è a un banchetto con la morte che queste donne sono invitate, cavie al servizio del Führer per garantirgli di non essere avvelenato a ogni pasto.

«Ad ascoltarlo con gli occhi chiusi, il suono della mensa sarebbe stato un suono buono. Il tinnire delle forchette sui piatti, il fruscio dell’acqua versata, il rintocco del vetro sul legno, il ruminare delle bocche, l’acciottolio di passi sul pavimento, l’accavallarsi di voci e versi di uccelli e cani che abbaiano, il rugghio distante di un trattore colto dalle finestre aperte. Sarebbe stato nient’altro che il tempo del convivio; fa tenerezza il bisogno umano di cibarsi per non morire.
Ma se riaprivo gli occhi li vedevo, i guardiani in divisa, le armi cariche, i confini della nostra gabbia, e il rumore di stoviglie tornava a riecheggiare scarno, il suono compresso di qualcosa che sta per esplodere».

Da qualche mese è in libreria per i tipi di Feltrinelli Le assaggiatrici, il romanzo con cui Rosella Postorino ha dato voce alla storia (inventata) di Rosa Sauer, ispirata a quella (vera) di Margot Wölk, che in gioventù fu assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf e sopravvissuta fino all’età di novantasei anni – appena qualche giorno prima che l’autrice riuscisse a procurarsi il suo indirizzo per incontrarla.

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