La vita stretta tra le mani

Irmgard Keun, Gilgi, una di noi (L’orma editore, 2017)Colonia, 1931. Mentre la Repubblica di Weimar ha i giorni contati, Gilgi – al secolo Gisela – ha ventun anni e un’intera vita davanti. «La tiene stretta nelle mani, Gilgi, la sua piccola vita», o almeno così si ripete in maniera ossessiva, nelle sue giornate che scorrono tra il lavoro di dattilografa a cui si dedica con zelo, le amicizie e le ore di ritiro nella sua mansarda, dove legge, traduce e progetta il suo avvenire.

Nella sua vita non c’è spazio per sogni astratti, ma un irrinunciabile ottimismo la porta a non stare mai ferma. Gilgi incarna quello che negli anni Trenta è l’ideale della Neue Frau, la donna che rifiuta la morale dominante ed è pronta a difendere con ostinazione la sua indipendenza. L’idea del fallimento atterrisce Gilgi e al tempo stesso la fa entrare in empatia con i fallimenti degli altri. E come un ordigno meticolosamente congegnato, la sua vita minaccia di esplodere da un momento all’altro.

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Il mestiere di essere figli

Annie Ernaux, Il posto (Yvetot)

[Consiglio di lettura: Annie Ernaux, Il posto (trad. Lorenzo Flabbi), L’orma editore, 2014
Consiglio d’ascolto: Fryderyk Chopin, Ballade n. 2
Consiglio in infusione: tè verde alla menta piperita]

Stando a quello che so – che non si spinge oltre il sentito dire – diventare genitori dev’essere una delle cose più difficili al mondo. Nella mia breve esperienza di vita, però, posso dire con una certa cognizione di causa che anche essere figli non è cosa da poco.

Se è vero che per natura noi esseri umani siamo dotati di un corredo biologico che ci rende idonei a procreare, il margine di arbitrio sul diventare padre o madre è abbastanza ampio da poter scegliere di non sperimentare l’ebbrezza dell’impresa. Dall’essere figli invece nessuno può sperare di sottrarsi in alcun modo. Non solo, essere figli condiziona inevitabilmente ciò che siamo, ciò che vorremmo essere, fino a darci a volte la misura di ciò a cui non vorremmo somigliare.

Penso a questo appena ho finito di rileggere Il posto di Annie Ernaux, di cui sono bastate poche pagine perché diventasse uno dei tasselli fondamentali della mia identità di lettrice.

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