Custodire il presente

Paolo Cognetti, Le otto montagnePuò essere dura tirare a campare quando senti che il tuo posto non è quello che abiti ogni giorno, ancora più dura, forse, se in quella terra ci sei nato senza mai riuscire ad allontanartene. Ed è dei modi in cui si può appartenere a un luogo – non semplicemente della montagna, dell’essere genitori e figli, del trovare un amico, del diventare grandi e cercare il proprio spazio nel mondo – che parla Paolo Cognetti nel suo esordio da romanziere, Le otto montagne (Einaudi), che è stato un caso editoriale prima ancora di approdare in libreria ed è valso all’autore il Premio Strega di quest’anno.

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Oltre quella porta

[Per i giorni di neve e di vento freddo
Consiglio di lettura: Magda Szabó, La porta
Consiglio d’ascolto: Händel/Halvorsen, Passacaglia
Consiglio in infusione: tè verde zenzero e arancia]

Sono nata in una famiglia numerosa: mio padre è il terzo di otto fratelli e provare a contare tutti i miei cugini significa più o meno perdere il conto intorno a cinquanta. Anche se cresci in una famiglia meno affollata della mia, hai l’occasione di scoprire presto che se c’è una cosa da cui non puoi sottrarti, è avere a che fare con i parenti che ti sono capitati. Ma cosa accadrebbe se potessimo avere un piccolo margine di manovra sui legami di sangue? Non dico cancellare quelli che ci sono già, ma provare ad arricchire la collezione casuale dei parenti in senso stretto con quelli che decidiamo di adottare. È così che negli anni, invece che procedere per sottrazione, mi sono ritrovata con zii acquisiti sul pianerottolo di casa, zii per telefono, zii lettori, zii musicisti, zii immaginari.

Ed è a quella parte di famiglia che ho scelto che ho pensato, appena finito di leggere La porta di Magda Szabó, perché in queste pagine ho ritrovato il mio stesso tentativo di aggrapparmi con legami arbitrari a persone speciali alle cui vite ho desiderato di appartenere. Dietro l’attaccamento morboso di Magda e Emerenc – le due protagoniste di questa storia senza tempo – si nasconde lo stesso desiderio di appartenersi pur abitando mondi incredibilmente lontani.

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