Sommersi dalle cose

horror vacui ‹òrror vàkui› (lat. «orrore del vuoto»). – Frase con la quale si espresse un concetto fondamentale della fisica aristotelica che, in polemica con la fisica democritea, asseriva l’inesistenza di spazî vuoti (la natura aborre dal vuoto); si ripete talvolta con allusione alla tendenza a eliminare ogni spazio vuoto nell’ornamentazione, nell’arredamento e simili. [Treccani.it]

Quanto le cose che possediamo – o che desideriamo possedere – contribuiscono a definire la nostra identità e il posto che occupiamo nel mondo? Quanto siamo inclini a procrastinare la vita che vorremmo, in attesa di quello che non possiamo permetterci?

Mi capita di pensarci ogni volta che riordino le mie cose, la libreria, la scrivania, l’armadio e fatico a disfarmi di quanto possiedo in eccesso, perché non mi serve più o – ancora peggio – perché non l’ho mai utilizzato. E mi ritrovo a dover ammettere con gran fatica che il mio accumulo è solo un pigro tentativo di somigliare alla persona che vorrei essere e che non trovo il coraggio di diventare.

Se anche a voi accade di sentirvi un po’ più vuoti ogni volta che riempite casa – o il carrello di Amazon – con una quantità di cose di cui probabilmente non avete bisogno, potreste iniziare ad affrontare il problema attraverso un testo decisamente più letterario – ma meno rassicurante – di un best seller à la Marie Kondo.

Nel 1965, con il suo romanzo Le coseGeorges Perec ci ha fornito un punto di vista cinico da cui partire per riflettere su quanto noi esseri umani (occidentali) siamo capaci di dare forma alla nostra stessa infelicità, allontanandoci un pezzetto per volta dal futuro ideale che crediamo di meritare. E a quasi sessant’anni di distanza, mi pare che a cambiare siano solo gli strumenti tecnologici di cui disponiamo, mentre l’idea di vita perfetta che ci costringiamo a inseguire è la stessa.

Un paio di giorni fa ho provato a spiegarvi perché questo romanzo mi abbia tanto colpita, in una diretta estemporanea dei #librispaiati su Instagram. Ora potete trovarla anche qui. Buona visione!

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Perec, Specie di spazi

Inventario di spazi

[Per non disimparare a guardare
Consiglio di lettura: Georges Perec, Specie di spazi (trad. R. Delbono), Bollati Boringhieri, 2015
Consiglio d’ascolto: Georges Bizet, Carmen – Sur la place chacun passe
Consiglio in infusione: tisana allo zenzero]

Se un giorno dovessi trasferirmi su un’isola deserta, anche solo per un periodo di tempo limitato, immagino che dovrei essere pronta a scegliere almeno un libro da portare con me. Potrei optare per uno di quei tomoni che racchiudono universi completi, finiti, dove sembra che tutto sia stato scritto e in cui mi basterebbe immergermi per trovare ristoro; eppure credo che sarei più propensa a scegliere un libriccino di dimensioni più contenute, ma ricco di suggestioni per tenere in allenamento la mia capacità di immaginare. Sicuramente con una saga familiare di Thomas Mann o i tormenti di Anna Karenina avrei di che appassionarmi e non mi sentirei sola, ma credo che farebbe più al caso mio un compendio di esercizi per lo sguardo come quello realizzato da Georges Perec intorno al 1970, che conosciamo con il titolo Specie di spazi.

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