Mistero Buzzati, le date

È arrivato il momento di incontrarci: parte il mini-tour di Mistero Buzzati!

Ecco i prossimi appuntamenti:
📍 Milano, Fondazione Mondadori – sabato 28/03 ore 16:30
📍 Legnano (MI), Libreria Nuova Terra – martedì 31/03 ore 21:00
📍 Gallarate (VA), La Fucina del Libro – sabato 18/04 ore 17:30
📍 Milano, Libreria Verso – giovedì 07/05 ore 19:00

Ci sarete?

Mistero Buzzati

Arriva Mistero Buzzati, un percorso di lettura che mi accompagnerà lungo il 2026, per celebrare i centoventi anni dalla nascita dell’autore: la prima tappa al Laboratorio della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori di Milano, all’interno della mostra “Dino Buzzati e l’aldilà”.

Sarà l’occasione per riaprire lo scrigno fantastico di Buzzati e provare a restituirne un ritratto, attraverso le sue pagine meno note.

L’appuntamento è sabato 28 marzo alle 16:30, durante l’incontro potrete esplorare il percorso espositivo.

Non vedo l’ora di vedervi? Sì.

Dino Buzzati cinquant’anni dopo, riaprire lo scrigno fantastico

Un ricordo di Dino Buzzati. Fare le capriole con la mente è un esercizio che richiede agilità e sprezzo del pericolo, tanto più difficile quanto essenziale per sopravvivere in tempi inquieti. Di come le parole possano rischiarare giorni bui è un esempio l’opera di Dino Buzzati, che viene alla luce negli anni più oscuri della storia del Novecento.

Sin dall’esordio, nel 1933 con Barnabo delle montagne, la sua è una scrittura che intreccia realtà e stravaganza, logica e assurdo, con un linguaggio limpido e semplice, capace di far vedere l’invisibile e di far credere nell’incredibile. Riscoprire la sua opera, oggi, vuol dire trovare conferma all’idea che non esiste realtà più vera dell’immaginazione.

Dino Buzzati

La vertigine dell’ignoto

«Direi che fantastico è ciò che non esiste. Però, quante cose che non esistono, e che non sono fantastiche! Quindi aggiungerei che sono le cose che non esistono e che sono immaginate dall’uomo. E se consideriamo la letteratura, allora sono le cose che non esistono, immaginate dall’uomo a scopo poetico»: Dino Buzzati coltiva per tutta la vita il gusto del fantastico come un gioco, come uno spazio in cui essere liberi di avventurarsi verso ciò che è sconosciuto e, per questo, fa paura.

La vertigine dell’ignoto è la forza della sua penna, netta e precisa, capace di condensare in poche righe e di restituire in immagini concrete un’atmosfera di sogno e di mistero. Le sue storie ci chiedono di abbandonarci senza riserve al potere della fantasia, come si fa con le favole, che non sono state mai una cosa solo per piccoli – ne sono prova i racconti e il più celebre romanzo, Il deserto dei Tartari.

Il lato misterioso delle cose

Dal mestiere di giornalista – ha poco più di vent’anni nel 1928, quando arriva al “Corriere” e vi resterà per quasi tutta la vita – Dino Buzzati impara che la realtà è piena di fatti che hanno risvolti misteriosi e inspiegabili. Con la puntigliosa esattezza del cronista, congegna intrecci che tengono insieme il tono dell’inchiesta e il passo del racconto, come avviene tra I misteri d’Italia, la raccolta postuma dei suoi pezzi dedicati ai fenomeni di parapsicologia, in cui dà voce a storie strane – quelle di cui di solito si sussurra, non si parla – e in cui esplora gli angoli dimenticati della provincia italiana. Le soffitte polverose delle case, le ombre dei giardini, tutti quei luoghi in cui può sentire «il senso del tempo, il senso di tutti quelli che sono vissuti prima di me e sono lì, il senso del domani che non si sa cosa sarà».

I segreti della montagna

Un altro terreno, il primo e più potente, su cui si innesta l’inventiva di Buzzati, è quello delle radici: la Valle di Belluno, sopra la quale incombono i profili selvaggi e le forme insolite delle Dolomiti. La sua montagna diventa custode di misteri, si popola di creature magiche e ha il potere di accendere la vena fantastica perché riunisce in sé il sentimento di grandiosa bellezza e il sentimento di paura – come avviene dentro Il segreto del Bosco Vecchio, omaggio all’infanzia dell’autore e allegoria di un’umanità ancora incontaminata.

La quercia, l’abete, il larice, il mugo, il noce sono per Buzzati compagni di viaggio, nella vita e nell’opera, e non è un caso se a un albero, il liriodendro della casa paterna di San Pellegrino, sarà dedicato l’ultimo elzeviro per il “Corriere della Sera”, nel 1971: «Molti anni sono passati, io oramai con i capelli bianchi, e lui niente, lui il gigante sempre più verde a ogni primavera. La grande ombra gira lentamente sul prato, sul tetto della casa, sul prato ancora, all’ultimo tramonto allungandosi fino laggiù al fienile. E io povero diavolo».

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