L’estate di Arturo

Quando dico che arrivo sempre in ritardo sulle cose, non esagero. Ma è il mio modo per non rovinarmi la sorpresa, se decido di concedermi un libro che tutti conoscono così bene da averlo dimenticato.

È un agosto strano e scorre con il respiro interrotto, questo del mio approdo su L’isola di Arturo, in lista da così tante estati eppure mi sono decisa a leggerlo solo ora che ho azzardato una vacanza senza pagine di carta e con un’intera biblioteca digitale in valigia – di questo piccolo esperimento si è accorto addirittura Il Fatto Quotidiano.

#librispaiati

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Messico e sigarette

ombradellombraL’ombra dell’ombra, Paco Ignacio Taibo II (la Nuova Frontiera)

Un pacco di Pall Mall, un paio di occhiali da vista, una cedrata e un libro, L’ombra dell’ombra, l’ultimo edito la Nuova Frontiera (che lo ha recuperato dopo quasi trent’anni dalla prima pubblicazione italiana Interno Giallo): con questo equipaggiamento essenziale Paco Ignacio Taibo II si è presentato all’incontro di un paio di giorni fa a cui ho avuto la fortuna di partecipare insieme a Laura, Roberta, Barbara e Simona.

Prima di iniziare a parlare, Paco si accende una sigaretta e va avanti così, una boccata dopo l’altra, a raccontarci il suo Messico, quella terra lontanissima e polverosa che lo ha adottato all’età di sedici anni. Seduta accanto a lui c’è Paloma, sua moglie. Si percepisce subito che si appartengono da sempre, e dopo qualche chiacchiera scopriamo che stanno insieme da quarantasei anni. Paloma ha uno sguardo dolcissimo, lo ascolta insieme a noi e sorride, annuisce, ogni tanto suggerisce qualche aneddoto divertente sulla loro vita di tutti i giorni. Come quando lui la sveglia nel cuore della notte per dirle: «Sono uno stronzo, ho fallito», ma poi ci ripensa e la sveglia di nuovo, dopo mezzora, dicendo: «Sono un genio!».

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