Perec, Specie di spazi

Inventario di spazi

[Per non disimparare a guardare
Consiglio di lettura: Georges Perec, Specie di spazi (trad. R. Delbono), Bollati Boringhieri, 2015
Consiglio d’ascolto: Georges Bizet, Carmen – Sur la place chacun passe
Consiglio in infusione: tisana allo zenzero]

Se un giorno dovessi trasferirmi su un’isola deserta, anche solo per un periodo di tempo limitato, immagino che dovrei essere pronta a scegliere almeno un libro da portare con me. Potrei optare per uno di quei tomoni che racchiudono universi completi, finiti, dove sembra che tutto sia stato scritto e in cui mi basterebbe immergermi per trovare ristoro; eppure credo che sarei più propensa a scegliere un libriccino di dimensioni più contenute, ma ricco di suggestioni per tenere in allenamento la mia capacità di immaginare. Sicuramente con una saga familiare di Thomas Mann o i tormenti di Anna Karenina avrei di che appassionarmi e non mi sentirei sola, ma credo che farebbe più al caso mio un compendio di esercizi per lo sguardo come quello realizzato da Georges Perec intorno al 1970, che conosciamo con il titolo Specie di spazi.

Mi sono innamorata di Perec poco più di un anno fa, dopo aver letto il suo più famoso La vita istruzioni per l’uso (BUR, 2005). E si potrebbe considerare Specie di spazi un piccolo manuale introduttivo a quel testo, un libretto di istruzioni alle Istruzioni per iniziare a familiarizzare con il tema del romanzo. Tanto è vero che a un certo punto si trova un riferimento esplicito, un abbozzo di idea di quel labirinto di camere con vista:

«Progetto di romanzo
Immagino un palazzo parigino di cui sia stata tolta la facciata […] in modo che, dal pianterreno alle mansarde, tutte le stanze che si trovano dietro la facciata siano immediatamente e simultaneamente visibili.»

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