Leggere Lolita

Vladimir Nabokov, Lolita

[Per i pomeriggi e le sere d’inverno
Consiglio di lettura: Vladimir Nabokov, Lolita
Consiglio d’ascolto: Antonín Dvořák, Quartetto per archi n. 12 op. 96 in fa maggiore “Americano”
Consiglio in infusione: tisana al melograno]

«A quanto ricordo, l’iniziale brivido di ispirazione fu in qualche modo provocato da un articolo di giornale su una scimmia del Jardin des Plantes, la quale, dopo mesi di blandizie da parte di uno scienziato, aveva fatto il primo disegno a carboncino dovuto a un animale: il bozzetto rappresentava le sbarre della gabbia della povera creatura.»
A proposito di un libro intitolato Lolita di Vladimir Nabokov

Ci sono libri che ti sembra di conoscere senza averli mai aperti, tanto spesso ti è capitato di sentirne parlare. Ho appena finito di leggere Lolita e già dalle prime pagine mi ero accorta che non avesse niente a che vedere con l’idea che me ne ero fatta prima di iniziare. È questo il malanno che affligge i capolavori: attraversano indomiti il tempo, ma è come se da una generazione all’altra si cristallizzassero intorno a un’interpretazione distorta, quasi che la luce che emanano potesse affievolirsi dietro una patina sottile di polvere e sporcizia. Ecco perché non possiamo fare a meno di confrontarci con i classici e continuare a parlarne, ma non prima di averli letti davvero.

Dici Lolita e ti immagini una puttanella in calzoncini corti che dà il tormento a un uomo fino a portarlo alla rovina. E invece leggi dell’ossessione per una bambina la cui unica colpa è quella di aver risvegliato un fantasma e piangi per lei, nonostante tu non possa non affezionarti a quel mostro elegante che l’ha derubata della sua infanzia.

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Lego ergo sum

Qualche tempo fa scrivevo su gabrieleametrano.com.

Se, al contrario di me, siete capaci di resistere alla tentazione di un bel titolo accattivante e articolato, cercherò di darvi qualche altro buon motivo per leggere L’inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee Bender.

Quello che Rose Eldstein scopre il giorno del suo nono compleanno è che può esistere un modo insolito per conoscere l’animo delle persone, che passa attraverso il sapore del cibo che hanno preparato. Le basta assaggiare una fetta di torta al limone per leggervi dentro l’infelicità della madre bellissima e incostante, appena un boccone per distinguere chiaramente la rabbia dei biscotti del fornaio, o il grido implorante di un sandwich al prosciutto e formaggio che ha bisogno di essere amato. E non sembra esserci nessuno disposto a capire quale tormento sia per la piccola Rose dover convivere ogni giorno con un dono così ingombrante; nessuno capace di cogliere la sua richiesta di aiuto quando vorrebbe strapparsi dalla faccia quella bocca rivelatrice e maleducata. Nessuno tranne George – l’amico cervellone di suo fratello Joseph –, e il distributore automatico a scuola, che diverrà un rifugio dove trovare conforto dentro la pallida inconsistenza delle merendine preconfezionate.

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