L’amore ai tempi di Facebook

Un paio di anni fa su castellovolante.blogspot.com.

Ricordo ancora il pomeriggio in cui trovammo il coraggio di provare. Eravamo a casa di Mario, la connessione lenta e un pc portatile scassato con lo schermo a righe e l’alimentatore che non potevi azzardarti a sfiorarlo, perché rischiavi che diventasse definitivamente irriconoscibile la composizione astratta di pixel bruciati che avevamo imparato a decifrare. Ci ostinavamo a chiamarlo “portatile”, quel relitto cibernetico rumoroso e caldo che non potevi portarlo proprio da nessuna parte, pesante e incatenato com’era alla presa di corrente. A Mario non mancavano i fondi per comprarne uno nuovo – che fosse portatile per davvero –, ma un po’ per pigrizia, un po’ perché quel perenne ronzio disperato aveva finito per inserirsi nei nostri discorsi e riempirne i silenzi, nessuno di noi aveva voglia di cambiare lo stato di cose in cui la routine ci aveva incasellati.

A casa di Mario, dicevo. Mario, Giacomo, Fabrizio e io. A scuola ci avevano detto che Facebook era fantastico, potevi conoscere una cifra di gente nuova. A noi interessavano quasi esclusivamente le ragazze, le più fiche e irraggiungibili della scuola, perché di amici ne avevamo già abbastanza: il nostro quartetto era più che sufficiente. Sotto il punto di vista dei rapporti con l’universo femminile, invece, la nostra vita era un vero disastro. Ci eravamo convinti di aver sopportato abbastanza e che fosse giunto il momento di riscattarci dalla triste realtà in cui eravamo impantanati. Noi quattro, poco interessanti come ci rendevano l’acne, gli occhiali spessi e gli scolli rotondi delle magliette – nerd, per l’esattezza, ci chiamavano –, le ragazze non ci si filavano di pezza.

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